Il tatuaggio terapeutico

Il tatuaggio negli ultimi anni sta assumendo una forma, oltre che prettamente estetica/ artistica, anche terapeutica, ove il termine terapeutico si riferisce ad un piano quanto fisico, tanto psicologico.

Alcuni tatuatori hanno deciso di dedicare il loro lavoro alla terapia e di mettersi ogni giorno a disposizione di persone che hanno delle “mancanze” dal punto di vista fisico e hanno bisogno di “colore” per recuperare stima in sé stessi e riprendere una serena vita sociale.

In particolare il tattoo può essere utilizzato per ricostruire l’AREOLA del capezzolo a seguito di una AREOLA MASTECTOMIA. Tale pratica risulta molto apprezzata dalla clientela femminile che ha dovuto subire la rimozione del seno e che, con un capezzolo disegnato, ha la sensazione che qualcosa torni come era prima della malattia.

In caso di ALOPECIA il tattoo ha un ruolo importantissimo in quanto va a “colorare” quelle parti del corpo in cui la malattia ha detratto peli e capelli.

Concludendo possiamo affermare che, in tali casi, il tattoo diventa oltre che un modo per migliorare l’estetica, anche un “guaritore psicologico”. Se consideriamo infatti il disagio che possono provare i soggetti che vivono le situazioni di cui abbiamo parlato precedentemente, non è difficile immaginare il sollievo che può dare un trattamento che “colora” parti in cui, purtroppo, qualcuno ha un “vuoto”.